domenica 23 novembre 2008

Ritorno a Dublino


Utopie irlandesi finisce qui. A meno di ripensamenti questo è l’ultimo post del blog, che negli ultimi mesi ho stancamente aggiornato. Ultimi mesi difficili e frenetici dopo un meraviglioso fine inverno-inizio estate. Dopo due mesi a Londra sono tornato a Dublino. La decisione non è stata facile e ho passato diverse tormentate settimane a chiedermi cosa fosse meglio per me. Ora dopo un indispensabile viaggio a Praga, da qualche settimana lavoro come online marketing manager per una azienda irlandese. Il nuovo lavoro è complesso, ma credo di essere un privilegiato nel poter essere ben pagato per lavorare su mie passioni (comunicazione, internet, internazionalizzazione, advertising). Mi sono trasferito in centro a Smithfield dietro Four Courts in un appartamento ricavato da una vecchia distilleria con muri in pietra e il soffitto a volte senza quindi i muri in cartongesso dei nuovi orrendi edifici dublinesi. Ho portato il mio wine cabinet, eliminato la tv, montato una libreria e fatto installare 20Mb di broadband da Ntl in quella che sarà il mio rifugio dalle crisi finanziarie, economiche ed emotive per i prossimi mesi.

Dublino non è una città in cui ci si ferma per sempre. Se la mia azienda non mi licenzia o fallisce prima (cosa non impossibile in questi tempi di recessione) il mio piano è di fermarmi per almeno un altro anno e poi continuerò i miei viaggi (il ritorno in Italia è decisamente escluso per i prossimi anni). Ogni tanto bisogna fermarsi e se è pur vero che in un anno e mezzo ho visto più cose dell’Irlanda e di Dublino di tanti nativi ho ancora tanto da scoprire. Ci sono stati momenti positivi e altri negativi nella mia vita irlandese. Momenti che non sempre hanno trovato posto nel blog, ma che non di meno dei fatti raccontati mi hanno permesso di crescere professionalmente e soprattutto come persona. Sono stati mesi divertenti, faticosi, creativi, travagliati, fertilissimi, pieni di fantasia. I primi mesi dal mio arrivo a Dublino sono passati, forse i migliori. Adesso sono finiti, ma nuove esperienze mi aspettano.

Le cose cambiano. Quasi tutte le persone provenienti dai più svariati paesi che ho conosciuto nel mio primo anno a Dublino sono andate vie facendomi sentire orfano questa estate, ma ci sono stati nuovi e piacevoli incontri, in particolare di italiani, e ora che ho trovato una mia temporanea stabilità spero di incontrare nuovi compagni e nuove compagne di percorso. Perché riflettendo, quello che è stato veramente importante fino ad ora della mia esperienza irlandese non è stato tanto l’esperienza lavorativa, il migliorare il mio inglese o il vedere nuovi paesaggi ma gli incontri che ho fatto. Se dovessi salvare solo alcuni frammenti del mio anno e mezzo a Dublino, non avrei nessun dubbio a rinchiudere in uno scrigno da portare sempre con me alcuni momenti fondamentali: i viaggi e le interminabili telefonate con Belén, il sabato mattina in camera mia con Marianne che chatta con messenger sul mio computer mentre io leggo pigramente il giornale sul letto, i sinceri abbracci con Emiliano ogni volta che ci si rincontrava, le domeniche pomeriggio passate con la piccola Mairead facendo volare i nostri aquiloni sulla spiaggia o divertendoci nella sala creatività dell’Irish Museum of Modern Art, i concerti nei Jazz club con Daniela, i Saturday International Dinner organizzati con Zyta, le serate trascorse al Winter Garden accocolato con Johanna sul divano a raccontarci la giornata sorseggiando Cabernet e ascoltando Stan Getz e Joao Gilberto.

Ma anche gli incontri virtuali spesso trasformati in incontri reali con i lettori di questo blog, parte importante della mia esperienza irlandese. Ringrazio tutti i visitatori magari sporadici e tutti coloro che hanno lasciato un commento contribuendo alla vivacità del blog. In particolare saluto il lettore numero uno Roberto che sono sicuro sopravvivrà alla fine del blog, Anna che ho fatto viaggiare con le mie parole, Markus che ha portato su aspetti più concreti le mie astrazioni, Carlotta che è sempre stata presente quando manifestavo smarrimento e sfiducia, Coluietc. che ha condiviso con me gioie e dolori, Tatiana la corrispondente da Cork, Giò e i suoi commenti politici, Marika che ha seguito il blog come un romanzo, Aquilablu amico e traslocatore di fiducia, Laylee che ha condiviso le emozioni di una "mia" Irlanda, fatta di luci e ombre, Zax (Andrea) in attesa delle mie prossime avventure londinesi, Eleonora con le sue esperienze da raccontare, Puntino e le sue domande, tutti i bloggers irlandesi con cui ho scambiato link e commenti, come dice Bacco77, veri “eroi”.

Nonostante la precarietà e i tormenti di questi anni la vita a Dublino si è rivelata ogni tanto come una sottile e delicata vibrazione che ha raccordato e uniformato il tono di diverse esperienze e diverse storie. In fondo, fa bene pensare che, alla base di diversi percorsi, sia scorsa una delicata armonia che ha fatto incontrare persone diverse, ma uguali. E che va semplicemente rispettata, anche se è durata un attimo.

Pic: Four Courts, Dublin
Song:
Stan Getz e Joao Gilberto - Desafinado
Link: www.utopieirlandesi.blogspot.com

sabato 8 novembre 2008

Falls Road, Belfast


Partiamo dalla City Hall. Ci dirigiamo verso nord e attraversiamo Westlink. Il primo segno da cui si capisce di essere entrati in un quartiere “speciale” è il posto di osservazione dell’esercito in cima alla Divis Tower, un luogo tristemente noto nel periodo dei "Troubles" (termine inglese traducibile come “i disordini” indicante il conflitto nordirlandese, che si è svolto tra la fine degli anni '60 e la fine degli anni '90 in Irlanda del Nord e i cui effetti si sono allargati anche all' Inghilterra e alla Repubblica d' Irlanda e che ha causato oltre 3000 morti). Negli anni ’70 le forze dell’ordine occuparono gli ultimi due piani della Divis Tower, che utilizzano tuttora per tenere sotto controllo gli spostamenti della popolazione. Avvicinandoci notiamo i manifesti e le scritte sui muri che chiedono la “smilitarizzazione di Divis”.
Una volta superata la Divis Tower, guardiamo alla nostra destra sul lato opposto della via: notiamo l’inizio della cosiddetta Peace Line, una barriera alta 6 metri formata da lamiera ondulata, cemento e catene, che separa da trentacinque anni la comunità protestante da quella cattolica. Eretta nel 1970 come “misura temporanea”, è sopravissuta addirittura al muro di Berlino. Lungo complessivamente 4 Km, la divisione si snoda da Westlink fino alle pendici inferiori della Black Mountain. I varchi presenti rimangono aperti durante il giorno, ma dalle 17 alle 8 quasi tutti i passaggi vengono chiusi. Attualmente a Belfast si contano una ventina di barriere di questo tipo. Le più recenti sono sorte nel 2002 nella zona di Short Strand a East Belfast.
Proseguiamo e arriviamo a Solidarity Wall, una serie di murales che esprimono la solidarietà dei repubblicani nordirlandesi nei confronti dei palestinesi, curdi e armeni. Quando passiamo di fronte al graffito di solidarietà alla causa basca, l’architetto mi prende la mano e me la stringe fortissima. A fianco, dopo un graffito di commemorazione di Martin Meehan politico del Sinn Féin e primo condannato al carcere per otto anni in quanto volontario del Provisional Irish Republican Army (IRA), ce n’è uno raffigurante la pubblicità di un “black taxi”. I taxi neri sono taxi collettivi in servizio su percorsi fissi, che partono solo quando sono pieni, per poi far scendere e salire i passeggeri durante il tragitto. I “People’s Taxis” (taxi popolari) furono introdotti negli anni ’70 al posto dei servizi urbani di autobus che erano stati interrotti o soppressi a causa della violenza per le strade al culmine dei Troubles. Le associazioni che gestiscono i taxi sono imprese autogestite che crearono occupazione in quel periodo di grande difficoltà, dando spesso lavoro a ex detenuti che altrimenti non avrebbero trovato lavoro. Gli unionisti sostengono che i profitti dei taxi di Falls Rd servono a finanziare l’IRA.
All’incrocio con Sevastopol St sorge la sede del Sinn Féin ("noi stessi" in gaelico), un edificio di mattoni rossi caratterizzato dal famoso murale raffigurante un sorridente Bobby Sand, celebre per lo sciopero della fame che lo condusse nel carcere di Long Kesh alla morte nel 1981 poche settimane dopo essere stato eletto membro del parlamento. Sul muro è riportato una frase famosa dello stesso Sand: “Our revenge will be the laughter of our children”.
Superiamo il Ruby Emerald Take-Away di fronte al quale nel novembre del 1995 ha avuto luogo la storica stretta di mano tra il leader del Sinn Féin Gerry Adams e il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Sulla sinistra sorge il Royal Victoria Hospital che negli anni dei Troubles si è specializzato nella cura di armi da fuoco. Lunga tutta Falls Rd si susseguono murales repubblicani oltre a targhe e monumenti in memoria delle persone morte durante gli scontri. Il vicino quartiere protestante con i suoi murales bellici e monarchici raffiguranti paramilitari in pose plastiche e regnanti incoronati sembra lontanissimo anni luce. E tu capisci da che parte sta il tuo cuore.
In Conway St vediamo un vecchio edificio decadente che ospita l’Irish Repubblican History Museum e Conway Mill, un linificio del XIX secolo che ospita oltre venti negozietti e laboratori d’arte, artigianato e mobili. Continuiamo a camminare e arriviamo al City Cementery e a Falls Park, da cui si accede al Miltown Cemetery, dove sono sepolte le persone morte durante lo sciopero della fame del 1981. Notiamo molte H verdi attaccate ai lampioni in ricordo dei blocchi H della prigione di Maze, dove erano incarcerati i protagonisti dello sciopero. La mia compagna di viaggio non parla e mi stringe sempre più forte la mano che non ha mai mollato da Solidarity Wall. Nella stretta non c’è nulla di romantico o tenero, ma è una vibrante richiesta di sostegno e solidarietà.
Torniamo indietro verso il centro. Incontriamo in Beechmount Ave un enorme murale con la scritta “Free Ireland”. Due vie più avanti troviamo il Plastic Bullet Mural che commemora diciassette persone, tra cui otto bambini, uccise dai proiettili di plastica (oggi vietati) sparati dalle forze dell’ordine. L’architetto interrompe il suo lungo silenzio e incomincia a singhiozzare e lacrimare. Mi abbraccia. Due signore e un giovane che fumano fuori da un pub vedono la scena e si avvicinano a noi e senza dire nulla ci abbracciano silenziosamente e allora anch’io non posso che sciogliermi e mi commuovo e i miei occhi si inumidiscono. Dopo alcuni intensi minuti propongo una pinta nel pub. Con Colm mi sento spesso via Skype, con Ms Marie e Ms Agata scambio ogni Natale e Pasqua dei garbati biglietti di auguri.

Pic: Solidarity Wall, Belfast
Music: Éire Óg - Go on Home British Soldiers
Link: www.sinnfein.ie

sabato 25 ottobre 2008

Tra crisi e recessione


Si ha crisi quando il tuo vicino perde il posto di lavoro. Si ha recessione quando sei tu a diventare disoccupato. Diceva questo il mio vecchio professore di politica economia. E per esperienza devo dire che è vero. Nella Irlanda in recessione ho perso il lavoro, a Londra dove ora mi trovo sono i miei vicini che lo stanno perdendo. Fino a che non deciderò dove fermarmi in queste settimane vivo una sorte di schizofrenia. Da lunedì a giovedì vivo a Londra dove ho iniziato il mio nuovo lavoro. Da giovedì a lunedì torno a Dublino. Tra crisi e recessione.
A Dublino lasciata Winter Garden sono andato ad abitare provvisoriamente poco distante. Gallery Quay sul Grand Canal Square. Camera doppia con bathroom ensuite al modico prezzo di 800 euro, il lussuoso Fresh Supermarket sotto casa e di fronte lo spettacolo dei Docklands. Vista la crisi della mia azienda ad agosto mi sono guardato attorno per eventuale nuovo lavoro a Dublino. Constata la scarsità di posizioni sul mercato locale ho dato uno sguardo oltre il Mar d’Irlanda e ho scoperto che il mio profilo era assai richiesto a Londra. Ho trovato in tempi relativamente brevi un lavoro nella capitale britannica e lasciato il vecchio lavoro irlandese ho iniziato a lavorare a Londra da circa un mese come e-commerce executive. La mia azienda ha uffici a Soho e Chelsea che raggiungo leggendo la mia copia de l'Indipendent con la tube, prima Northern line da Golders Green e poi Piccadilly line.
A Londra vivo nel nord in una cohousing. Ho un piccolo appartamento con mattoni a vista tutto per me in un grosso palazzo vittoriano con pannelli solari, orto bio-dinamico e condivisione di spazi comuni come la sala della musica e la stanza della riflessione. I miei vicini di casa sono eccentrici ecologisti freakettoni come “la regina dei piselli” (“The Queen of the Peas”), una insegnante di matematica in pensione che parla agli ortaggi sostenendo che hanno un anima. O Markus un designer finlandese che ogni giorno al ritorno dal lavoro lavora ad una versione pop del Giudizio Universale di Michelangelo nella lobby dell'edificio.
Vivo con curiosità e perplessità la mia esperienza di vita londinese e non ho voluto abbandonare completamente Dublino. Ho già vissuto a Londra e ho sempre sospettato che sarei tornato a viverci, ma ho come la sensazione che non sia ancora il momento. I mesi che avevo per decidere che fare però sono diventati settimane, poi giorni e tra poco ore. Ad ottobre alcune offerte di lavoro sono arrivate anche dalla Dublino in recessione e pare che qualcuno sia interessato ad assumermi nel ruolo che esattamente stavo cercando. Tenere due case e due residenze tra Dublino e Londra è troppo costoso e faticoso. E il mio boss londinese mi vuole da novembre full time tutta la settimana. E’ arrivato il tempo delle scelte. Nel mentre ho aperto il mio blog londinese.

Pic: St Paul's Cathedral, London
Song: The Aerosmith – Livin’ on the edge
Link: utopielondinesi.blogspot.com

venerdì 10 ottobre 2008

Sturiellet


  • Estate. L'ospite con i funghi
Marco è membro di Servas, un network nonviolento di reciproca ospitalità. Di solito ospita o è ospite non più di un paio di volte l’anno e fa generalmente incontri molto piacevoli e interessanti. Questa estate ospita una simpatica ragazza lappone per un paio di giorni. Nel tardo pomeriggio dopo il lavoro le fa fare un giro per la città. A un certo punto la ragazza si allontana e va in una farmacia. I due tornano a casa e poco dopo per caso Marco scopre di che si tratta: antimicotici ad ampio spettro, una poverina e una pomata. L’ospite nonviolento ha i funghi! Marco condivide lo stesso bagno con la lappone, la lappone va sempre in giro scalza, la lappone dorme nel divano letto di Marco. E se lo contagia? Cosa potrebbe avere? Bisogna chiederglielo? Meglio fare la doccia con le ciabatte? Aprire una coltivazione di funghi? Marco entra in panico e per tre giorni a casa avrà sempre al suo fianco candeggina, lisoform, napisan e brutal, un disinfettante irlandese molto serio.
  • Autunno. La bimba e l’aquilone
Mattia ha una amica che ha come vicina una ragazza madre e ogni tanto Mattia e l'amica si offrono di tenerle la domenica pomeriggio la figlia di quattro anni. Una soleggiata domenica Mattia porta l'adorabile bimba in spiaggia a far volare gli aquiloni: il suo acrobatico e quella della bambina statico piccolo di cartoncino/nylon colorato. Dopo crasso divertimento, prima di andare via, quando gli aquiloni sono a un metro da terra Mattia dice alla piccina "butta la spatola per terra come faccio io che l'aquilone cadrà sulla spiaggia da solo". Lei non si fida e lui insiste "fidati ,se lo molli l'aquilone cadrà da solo". Lei titubante molla la spatola e l'aquilone - contro ogni legge della fisica - vola via sopra le nuvole e la bimba comincia a piangere. Mattia si sente un mostro e il giorno dopo va a casa della ragazza madre portando un gigantesco e bellissimo aquilone con colori pastello per la bimba, ma lei non vuole vederlo rivolendo il suo vecchio aquilone di pochi euro. La bimba oramai lo odia!
  • Inverno. La lista Irlandese
Massimo vive a Dublino. Appena ha deciso di rimanere a vivere in Irlanda stila una lista: le dieci cose da fare entro un anno. Al settimo posto ha scritto con grande poesia ed eleganza: "bombare una irlandese". Tanto lo sa che è un’impresa disperata. Lui imbranato e senza un fisicaccio che lo supporti. Eppure quando la sua azienda entra in crisi e licenzia una sua ex collega di Limerick cerca di consolare la povera disoccupata e la sera, dopo una serie di bevute devastanti, si sente dire ad un orecchio in un affollato pub cafone dalla irlandese traballante per l'alcol ingurgitato: “Let’s fuck!”. Incredulo accompagna l’irlandese a casa sua. Ora è là stesa sul suo letto senza essere passata per il bagno. Il vestito è stropicciato, i capelli sono sottosopra, la bocca è aperta e umida, alito vodka and tonic, il trucco sparpagliato sulla faccia, i movimenti sono minimi e impercettibili. La ragazza è giovane e bella, la pelle bianco avorio, il collo lungo e affusolato, i cappelli biondi e lisci, le caviglie sottili. Ma da qual giorno l’ex collega sarà ricordata come “the jellyfish”.
  • Primavera. Il vicino feticista
Matteo vive con due belle coinquiline ventenni. E sera e suona il campanello. E' il suo vicino di casa spagnolo che gli chiede se ha del mascarpone (come se tutti gli italiani all'estero avessero una riserva di ingredienti per tiramisù!). Matteo dice di no e lo spagnolo chiede se ha del cheddar (tiramisù con cheddar?). Matteo va in cucina a vedere e quando torna con un bel pezzo di mild cheddar vede il tipo rovistando tra la biancheria sporca da lavare con in mano una mutandina rosa a pochi centimetri dal naso. Ci sono alcuni infiniti secondi di imbarazzo e poi il vicino con ancora le mutandine penzolanti dice "sorry. your flatmates are so nice!". E senza dire altro va via, lasciando Matteo con il cheddar in mano.

Pic: Jellyfish Lips
Song: The Proclaimers - Irish girls are pretty
Link: www.servas.it